Difficilissimo articolo! Cercherò di riassumere ciò che si prende in considerazione per scegliere l’ospedale in cui partorire, a meno che non si decida di partorire in casa.
Per alcuni saranno informazioni banali ma io la maggior parte delle cose le ho scoperte con fatica. Potrebbe esserci qualche errore, d’altronde non sono un medico, ma l’intendo del mio articolo è quello di farvi vedere la punta di un iceberg. Per avere informazioni dettagliate circa un argomento, piuttosto che un altro, vi consiglio di rivolgervi a medici, ostetriche ecc…
L’organizzazione mondiale della sanità prevede degli standard per gli interventi ospedalieri, tra i quali anche per l’assistenza della donna durante il travaglio e il parto.
Tuttavia, malgrado l’esistenza della OMS, ogni ospedale agisce un po’ come vuole, d’altronde, siamo in Italia mica per niente. Noi però possiamo conoscere, nel minimo dettaglio, come si comporta ogni ospedale chiedendo di essere informati sul loro protocollo.
Ma cos’è che cambia così tanto durante un parto da un ospedale all’altro? Alla fine, direte voi, un parto è un parto.
Bhe, anche questo scoperto leggiucchiando di qua e di là, sono moltissime le procedure che cambiano in ogni struttura. Senza entrare nel merito di cosa è più giusto e cosa è meno giusto, cambia:
- la posizione che puoi assumere durante il travaglio e la fase espulsiva. in alcuni ospedali infatti è obbligatorio stare straiati sul lettino ginecologico, in altri si può assumere la posizione che più si desidera (a carponi, straiata, su un fianco, in piedi, sorretta dal partner…). Un numero sempre maggiore di esperti sostiene che la posizione supina sia la più sconsigliata per partorire (scusate la similitudine, ma immaginate di fare la cacca straiati e con le gambe sollevate…), sia per una questione di gravità sia per una questione di utilizzo dei muscoli. Negli ultimi decenni è stata la posizione principalmente usata perché facilita l’intervento medico.
- l’episiotomia (quel piccolo taglietto praticato per facilitare la fase espulsiva). In questo caso si può chiedere all’ospedale la % di episiotomie effettuate, così da dedurre se viene fatta solo quando estremamente necessario, o praticata abitualmente, a prescindere dalla situazione. C’è chi dice che è meglio che il perineo si laceri da solo, in quanto una lacerazione naturale è molto più veloce a rimarginare, e c’è chi sostiene che l’episiotomia (e i successivi punti dopo) prevengano lacerazioni più estese e velocizzino il parto.
- l’analgesia epidurale. In alcuni ospedali si deve ordinare in anticipo, in altri viene somministrata a discrezione dei medici in base alla situazione. In alcune strutture è disponibile l’anestesista 24h su 24, in altre no. Pro: è ovvio, non si sente il dolore delle contrazioni. Chi è contrario invece sostiene che abbia effetti negativi sul nascituro; che, comunque, essendo un’anestesia, non è del tutto priva di rischi; che non permette alla donna di muoversi e di assumere la posizione migliore, che è degradante per la donna, la quale non riesce a partorire grazie alle sue forze. A volte, causa l’utilizzo di manovre poco ortodosse per l’estrazione del bambino, in quanto la donna non riesce a spingere nel modo corretto. Negli ospedali dove l’anestesista non è presente 24h su 24 bisogna tenere presente che se una donna arriva convinta di poter avere l’epidurale e poi non è disponibile, il parto diventa ancora più difficoltoso, per una questione psicologica.
- l’ossitocina. L’uso di questa sostanza è strettamente legato all’epidurale. E’ una sostanza prodotta naturalmente dalla donna e provoca le contrazioni uterine, dunque il travaglio. Viene somministrata con l’intenzione di aumentare la forza delle contrazioni, che vengono rallentate dopo la sommistrazione dell’anelgesia epidurale. Controindicazioni: provoca contrazioni molto più violente e dunque dolorose, causa spesso maggiori lacerazioni. Inoltre a causa della somministrazione endovenosa, la donna è obbligata a stare straiata e non può assumere la posizione che preferisce. Pro: velocizza il parto.
- il parto cesareo. Anche la % di parti cesarei è un numero che l’ospedale deve fornirvi, se voi lo chiedete. In alcuni ospedali è possibile “prenotare” il taglio cesareo, in altri viene praticato solo in casi strettamente necessari. L’oms indica attorno al 10/15% la soglia di parti cesarei, in Italia questa percentuale supera il 30%, al sud oltre il 50%. Le controindicazioni sono: è un’operazione vera e propria, con i rischi del caso; ritarda l’allattamento; aumenta la degenza da 3 a 5/7 giorni; impossibilita la madre a prendersi cura del bambino nei primi giorni di vita. Non ci sono pro, a parte di salvare la vita a mamma e bambino quando non è possibile il parto vaginale.
- il rooming in. Negli ospedali che hanno il rooming in, il bambino non viene messo nel nido insieme a tutti gli altri bambini (per capirci quella stanza con l’enorme vetro, da cui i visitatori guardano i nenotati), ma sta nella sua culla accanto alla mamma. Negli ospedali con rooming in parziale è prevista una permanenza solitamente di notte nel nido e di giorno con la mamma.
Chi preferisce il nido dice che così la mamma può riposarsi dopo la fatica del parto e il bambino non è soggetto a agenti esterni durante l’ora di visite. Chi invece lo promuove sostiene che è sbagliato staccare il bambino dalla mamma nelle primissime ore di vita, che la prima notte il bambino dorme beato, in seguito alla esperienza che ha appena vissuto, che facilita l’allamento, che i batteri e via dicendo se li becca anche dopo 3 giorni, quando viene dimesso e dunque a contatto con parenti e amici.
- La rottura delle acque, può essere praticata manualmente, per velocizzare il parto, oppure non essere praticata, in attesa che si rompano manualmente.
- La stanza del travaglio e la stanza del parto. In alcuni ospedali, quasi tutti per la verità, il travaglio si svolge in una stanza, e una volta completato (cioè quando la dilatazione è completa) la donna viene traferita nella stanza del parto vero e proprio. In altri avviene tutto nella stessa stanza. Chi promuove questa abitudine sostiene che in un momento così delicato qual è quello del passaggio tra la fase delle contrazioni e la fase espulsiva spostare la donna in un altro luogo provoca un leggero arrestarsi del naturale procedimento, allungando il parto.
- la tricotomia. Il taglio dei peli in zona pubica è considerato da alcuni una pratica indispensabile per prevenire infezioni, per altri solo una pratica denigrante.
- il clistere (idem come sopra)
Ce ne sono molti altri…ma ora non me vengono in mente e sono anche stanca di scrivere!…nel caso scriverò “la scelta dell’ospedale 2″.
Cacchio Vale hai riassunto in poche righe cose su cui ci sono dei veri e propri trattati e relativi dibattiti aperti (vedi epidurale…)
ma la cosa più importante è che non abbiamo capito che cosa tra queste ti interessa particolarmente e come quindi sceglierai l’ospedale. Non fa niente, a una donna con la panza si perdona tutto (quasi).
Hai omesso un sacco di cose e altre non sono vere e/o precise
Baci
Non volevo che si capisse la mia posizione…wow allora sono riuscita nel mio intento! Di errori e mancanze ce ne saranno, come scrivevo, sono tutte cose che ho leggiucchiato qua e la. Volevo solo mettere la pulce nell’orecchio.
a me piacerebbe un parto naturale, voglio fare tutto io…anzi fosse per me lo farei pure a casa, ma troppi contro. Poi chissà come andrà, facile parlare prima! baci!
Comunque se me lo chiedi tu