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Ragazzi, a tavola!

Il libro che sto leggendo in questi giorni è di Jesper Juul (di cui ho già letto “Il bambino è competente”) e si tratta di: “Ragazzi, a tavola!”.

In questo libro Juul parla delle relazioni familiari in relazione alla preparazione del pasto e al pranzo vero e proprio.
Non ho ancora finito di leggerlo, ma regala tante energie positive e voglia di migliorarsi.
A differenza della maggior parte degli autori dei libri del settore, Juul non dà soluzioni, ricette, trucchi o indicazioni per una buona relazione con i figli, ma insegna a trovare la PROPRIA soluzione, quella adatta alla propria famiglia, attraverso esempi e spunti di riflessione.

Consigliato a tutti i genitori di bambini piccoli e grandi.

Da quando Samuele ha iniziato a gattonare è difficile cucinare perché in men che non si dica si caccia in qualche guaio e in casa ci sono un sacco di pericoli: fili elettrici, sportelli, spigoli, appendiabiti ecc…

Bisognerebbe andargli dietro e dirgli sempre: “no!”.
Che stress!!! Sia per lui che per me.
D’altronde non è neanche possibile eliminare ogni potenziale pericolo e sarebbe anche controproducente: la casa non è un asilo nido ed è bene che i bimbi imparino subito che è un ambiente dove vivono anche altre persone ed è giusto che sia funzionale per tutti quanti, non solo per loro.

Mentre cucino (o tento di farlo) Samuele viene vicino a me e inizia ad armeggiare con i cassetti e gli sportelli della cucina e oltre a rischiare ogni 2 secondi di schiacciarsi le dita, padroneggia oggetti non proprio adatti a un bimbo di un anno.
E così abbiamo avuto la bella idea di dedicargli un cassetto della cucina (quello più basso) tutto per lui, pieno di oggetti curiosi che può toccare, usare, sbattere e portare in giro per la casa. Per evitare che si faccia male ho messo due megalego morbidosi dietro il cassetto, in modo che questo rimanga leggermente aperto, giusto lo spazio di una manina!
Da quando Samuele ha il suo cassetto della cucina, si è disinteressato degli altri e io ho il tempo di cucinare qualcosa.

Cosa mangia Samuele?

Non sono un’esperta di alimentazione e da quando Samuele ha inziato a mangiare cibi solidi mi sono dovuta documentare in merito.
Purtroppo non c’è un’idea comune sull’alimentazione dei bambini, ma moltissime, sia riguardo al tipo di alimenti, sia riguardo alla loro preparazione.

Questi sono gli alimenti che ad oggi mangia Samuele (11 mesi)

Legumi
Lenticchie rosse decorticate
Piselli freschi
Piselli secchi in fiocchi

Cereali
Pastina di grano, bianca (troppa ahimé)
Farina di mais (polenta)
Fiocchi d’avena
Miglio
Cous cous

Verdure
Praticamente tutte, comunque: carote, zucchine, zucca, bietole, cavoli, broccoli, patate, ecc…

Frutta
Arance, mandarini, mele, pere, uva, melone, anguria, fichi secchi…

Altro
Come condimenti usiamo olio extra vergine di oliva, un po’ di sale, semi di lino tritati.
E poi: yogurt bianco, ogni tanto un biscottino, fette biscottate…
La nonna gli propina carne bianca e qualche pesciolino leggero insieme alla pappa.
I formaggi non sembra gradirli, nemmeno il famigerato parmigiano nella pappa.

Samuele in genere gradisce tutto, è una buona forchetta! Ma quando ci sono gusti nuovi o particolari si incuriosisce e se c’è qualcosa che non gli piace non c’è verso di fargli cambiare idea e non credo neanche sia producente tentare di farlo. Ognuno di noi ha i propri gusti ed è doveroso rispettarli.

Per le preparazioni posterò qualche ricetta, ma in generale ci piacciono preparazioni semplici che non cambiano molto il sapore dei cibi. Il gusto dei bambini è molto sviluppato e grazie ad esso riescono a gradire sapori semplici e delicati, senza bisogno di aggiungere particolari condimenti.

Insieme alle pappine Samuele spizzica dai nostri piatti moderate quantità di cibo, in base anche a cosa mangiamo noi, perciò la lista fatta è abbastanza indicativa, perché gli alimenti che ha mangiato sono molti di più anche se in quantità moderate.
Per quanto riguarda le intolleranze e le allergie infatti ci fidiamo di quello che dice Piermarini: se il bimbo gradisce vuol dire che non dovrebbero esserci problemi e comunque “proviamo” gli alimenti nuovi in quantità moderate e osserviamo gli eventuali effetti collaterali.

A presto!

Da quando Samuele ha iniziato a mangiare cibi solidi ho iniziato a leggere qualcosa sull’argomento, come il già citato “Io mi svezzo da solo” di Piermarini.

Con Samu abbiamo iniziato da subito l’autosvezzamento, con sua enorme gioia, ma meno del suo intestino dato che è diventato stitico!!!

“Grazie” a questo inconveniente abbiamo dovuto modificare la prima scelta, abbinando agli assaggi che Samuele ama fare autonomamente, le famigerate pappine.
Inoltre, informandomi e leggendo circa l’alimentazione dei bambini, ho iniziato ad avere dubbi sulla scelta che avevamo fatto in precedenza.

Alla fine, dopo vari tentennamenti sono arrivata a questa conclusione:
il concetto che l’autosvezzamento porta con sé, di autonomia, di ascolto dei bisogni del bambini, di ascolto delle sue competenze innate è bellissimo e grazie ad esso il bambino incomincia un bellissimo rapporto con il cibo. A livello nutrizionale però c’è da dire che la famiglia deve avere una alimentazione non solo corretta, ma “vicina” ai bisogni di un bimbo di pochi mesi.
A questo punto i casi sono due: o la famiglia cambia la propria alimentazione per poter fare autosvezzamento in tutta tranquillità o non si fa autosvezzamento. In effetti lo dice lo stesso Piermarini che la famiglia dovrebbe assumere uno stile alimentare più salutare.
Noi a casa non mangiamo molte porcherie e chi ci conosce sa che siamo abbastanza attenti a quello che mangiamo, ma malgrado questo non credo che quello che mangiamo vada bene per ora per l’alimentazione di Samuele e non mi è sembrato neanche giusto variare il nostro modo di mangiare per fare autosvezzamento.

Infine, c’è da dire che ultimamente Samuele la sera mangia da solo (non nel senso che gli dò il cucchiaino e se la sbriga lui!) e noi mangiamo quando lui va a letto.
Anche qui abbiamo cambiato spesso idea. Ci piaceva il concetto di riunirci tutti insieme per cena e mangiare tutti insieme, ma ci piace anche tanto la possibilità di mangiare soli noi due per ritrovare un po’ di tranquillità e un po’ di rapporto di coppia che in questo periodo viene spesso trascurato.
Dunque di norma mangiamo quando Samu è a letto, ma ogni tanto capita di mangiare tutti insieme, tipo quando siamo a cena fuori o dai nonni o quando abbiamo tanta fame e non ci va di aspettare la nanna del Samu.

Insomma tutto questo per dire che va bene leggere e informarsi, ma poi ogni famiglia trova la sua, di soluzione.
Per dire anche che può capitare di sbagliare e di cambiare idea, anche perché le situazioni e le persone cambiano.

In viaggio con i piccoli

In questi giorni da brava famigliola organizzata, ci stiamo occupando di definire le nostre vacanze: prenotazioni varie, giorni di ferie prese al lavoro, documenti necessari…

Documenti necessari???
Perché, dove andate di così lontano???

Non andiamo lontano anzi, restiamo in Italia, ma ho scoperto che quando si viaggia con bambini piccoli (fino a 15 anni) è necessario avere un documento che si chiama “lasciapassare”.

Quali documenti servono:
- 2 fototessere
- il certificato di nascita
- la fotocopia della carta d’identità di entrambi i genitori

Dove farlo:
- Nel comune di residenza. Serve la firma di entrambi i genitori. Il comune si preoccuperà di inviare il documento in questura.

Quanto ci vuole:
- Un mesetto, mi hanno detto. Ma su internet si dice che se si ha fretta si può portare la richiesta personalmente in questura per risparmiare tempo…ma è da verificare.

Per quando tempo è valido:
- Su internet le informazioni sono discordanti. Nel mio comune di residenza mi hanno detto che validità è di 5 anni.

Stamattina siamo andati con il Samu a fare le fototessere…Wow! Samuele è rimasto affascinato dalla macchina fotografica appesa al cavalletto, tanto che nella foto appare nella sua posa più classica: bocca spalancata, labbro all’ingiù e sguardo indagatore!

Quanta fatica!

Di solito quando si parla di maternità e bimbi piccoli, gli argomenti principali sono: la gioia, la soddisfazione, la felicità immensa…tutti sentimenti positivi.
Questo però è molto riduttivo perché è indubbio che insieme a questi sentimenti c’è anche tanta tanta fatica. E le mamme lo sanno.
E’ sbagliato secondo me omettere sempre questa parte…sembra così che le mamme devono solo essere felici e serene.
Quante giovani mamme mi hanno confidato di sentirsi in colpa per la loro depressione, la loro stanchezza, la mancanza di gioia per la loro situazione, proprio perché nessuno parla di questi sentimenti, che sono normalissimi in una donna che vive un momento così particolare.
Il corpo che cambia, il rapporto con il compagno da rifare d’accapo, la stanchezza che incombe, i piccoli grandi problemi di allattamento, e gli ormoni che impazziscono.  In più ci sono il lavoro e la casa da portare avanti.

E allora che fare? Stare con altre mamme, farsi aiutare in casa, trovare dei momenti per stare soli con il proprio compagno, e stare tranquille perché pian piano tutto migliora e gli equilibri si riassestano anche con il piccolo intruso!!!

Grazie papà!

Caro papà,

quante cose vorrei dirti…
Vorrei dirti grazie per tutti i giochi che mi fai fare! Mi diverto un sacco quando suoniamo la chitarra insieme, quando mi porti a cavalluccio o quando giochiamo insieme a palla.
Grazie per tutte le cose che mi insegni: i versi degli animali, i nomi degli oggetti, i gesti, il batti-cinque…
Grazie per sopportarmi quando sono nervoso perché ho fame, ho sonno oppure perché sono di cattivo umore.
Ti ringrazio papà di tutte le volte che di notte mi sveglio perché mi prudono le gengive o perché ho voglia di compagnia e tu mi prendi in braccio e mi stringi forte forte! Mi piace così tanto che quando decidi di mettermi giù mi metto subito a piangere…ancora un minutino, ancora un minutino!!!
Grazie papà per tutti posti che mi hai fatto visitare e perché pensi sempre a quello che è meglio per me!

Io non so ancora dirtele tutte queste cose, ma per dimostrarti quanto ti voglio bene oggi ho detto per la prima volta:

PA-PA’

(E per la cronaca: in fatto di mamma…siamo ancora a “babba”..UFFA!)

samu gattonaEcco che Samuele finalmente si sposta da solo per la stanza!
- Ha imparato a gattonare - direte voi!
No!!! Si trascina di qua e di là stile soldato in trincea utilizzando i gomiti. Ogni tanto tira su il sederino, ma poi ricade subito.
Preferisce le superfici lisce e “complicate”: sotto le sedie, i tavoli e adora rincorrere i suoi giochini da un lato all’altro della stanza.

Che amore!!!

Ergo baby carrier

ergo babyL’ergo baby carrier è il nostro ultimo (e carissimo) acquisto per Samu!
Si tratta di un marsupio per portare i bimbi dai 7 ai – non mi ricordo più – kili, tipo 14.
Fino a qualche kilo fa ho sempre usato la fascia, ma ultimamente non sono più riuscita a indossarla, un po’ perché Samuele è diventato molto pesante, ma soprattutto perché si muoveva così tanto che non riuscivo più a legarlo.

Ma perché un marsupio così caro, con tutti quelli che ci sono in commercio?
Il problema fondamentale dei marsupi è che a differenza delle fasce, non permettono una corretta posizione delle gambe del bambino, caricando l’intero peso sui genitali.
L’ergo baby carrier invece in questo è come una fascia: il bambino poggia sul sederino e le gambe sono ben divaricate.
In più la schiena di chi porta è un po’ meno caricata di fatica in quanto il peso è suddiviso tra le spalle e una cintura che viene stretta in vita. Senza dubbio con la fascia porta bebé la situazione è molto più comoda, ma ci vuole un po’ più di tempo e dimestichezza per legarla.
In più ha una simpatica prolunga di tessuto: si aggangia alle spalline e serve a coprire la testa quando il bimbo dorme, così da non doverla sorreggere.
Il tessuto infine è 100% cotone per evitare che il bimbo sudi. E funziona! Con la fascia purtroppo i bagnava tutto…

Insomma, caro sì, ma è un acquisto che consiglio a tutti, soprattutto a chi ha bimbi pesanti.

Un rapporto di amore

Il rapporto con il proprio figlio…è una riflessione a cui dedico molto tempo ultimamente.
L’idea comune attualmente è che il bimbo vada educato.

Il bambino non è capace di dormire: si sveglia sempre, noi dobbiamo INSEGNARGLI a dormire tutta la notte.
Il bambino non è capace di fare i bisogni nel vasino: per questo gli mettiamo un pannolone.
Il bambino non è capace di mangiare: è per questo che prima cerchiamo di allungare le poppate più possibile e poi, con lo svezzamento, gli diamo da mangiare a orari, e possibilmente tutto frullato, perché non sa mangiare i cibi solidi.
Il bambino non sa comportarsi bene: è capriccioso di natura, è monello…è per questo che dobbiamo insegnargli la buona educazione, a stare seduto bene, a non alzare la voce, a non sporcarsi, a non rotolarsi per terra…

Mi viene da pensare che un bambino è una creatura perfetta, una creatura di Dio. I suoi organi funzionano alla perfezione: il cuore batte, i polmoni si riempiono d’aria, l’intestino inizia a funzionare a poche ore dalla nascita. Mi ricordo che quando Samu aveva pochi giorni mi ero meravigliata nel guardare le piccole perline di sudore che una notte gli avevo trovato sulla fronte, a farmi capire che dovevo coprirlo di meno…insomma: un organismo perfetto! Perché se tutto funziona così bene, devo pensare di poter agire su di lui come voglio?

Non credo a questo punto di potermi permettere di decidere quando e cosa Samuele debba mangiare.
Non credo che la cosa migliore per lui sia di costringerlo a dormire tutta la notte, negandogli la mia presenza, il seno, il mio abbraccio quando si sveglia.
E non credo che sia giusto dirgli che fa il monello se non mangia bene, se urla, se chiede il seno al centro commerciale e interrompe di ciucciare per guardarti felice…lasciando un capezzolo scoperto: che orrore, un capezzolo al centro commerciale!

So già quali sono i pensieri che scaturiscono leggendo queste frasi, perché mi sono stati rivolti personalmente. La paura più grande è quella di sfociare nel permessivismo: tutto è concesso e non si riesce più a dire di no al bambino. Ma non è che la nostra paura sia legata a cosa penseranno gli altri quando vedranno che nostro figlio non è stato ben educato? Penseranno che non siamo capaci di fare i genitori. Vedranno nostro figlio fare i capricci, picchiare gli altri bambini, disturbare, non ubbidire…

Penso che la cosa giusta sia andare al di là di questi concetti e di iniziare a vedere l’educazione non come una manovra di dominio, di insegnamento, di addomesticazione, ma come un rapporto tra due persone, come peraltro è.
Un rapporto dove entrambi danno e ricevono, come avviene anche tra due persone adulte.  Anzi, come avviene tra due persone che si sentono allo stesso livello. Il rapporto con il bambino invece è sempre su due piani differenti.

Sto ragionando molto su questo ultimamente, perché è super facile sfociare nella dominazione. Io voglio “semplicemente” godere del rapporto con mio figlio, un interscambio di esperienze e di sensazioni. Un rapporto di amore.
Lo stesso grandissimo amore che lui prova per i sui genitori.

Credo sia questa la chiave giusta per crescere un figlio nel migliore dei modi.

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